La bellezza decadente

Palermo è una città che negli ultimi anni ha acquistato notevole lustro agli occhi del mondo.
Nell’era del digitale, con l’avvento dei social-network, le immagini rappresentano la vetrina sul mondo e le compagnie aeree lowcost, il motore propulsore del turismo. Così nel periodo precedente e seguente la nomina di Palermo a capitale italiana della cultura, si è registrato un boom di presenze, con cifre record testimoniate da B&B, alberghi, tutti gli esercenti del centro storico e, anzitutto, l’aeroporto di Punta Rais.
Possiamo ritenere che l’effetto delle immagini sia stato un volano importante, capace di vincere i luoghi comuni che da sempre adombrano la Sicilia.
Cosa ha richiamato l’attenzione del mondo e reso Palermo una meta turistica di tanto interesse?
Il flusso turistico interrotto dalla pandemia è la prova del pregio artistico apprezzato nella città, prima ideatrice di una manifestazione come Le Vie dei Tesori.

Qualche anno fa l’Unesco ha inventato il percorso arabo-normanno: una dozzina di siti dichiarati patrimonio dell’umanità. Palermo è da sempre famosa – almeno in Italia – per il barocco. Ora per riconoscere che gli edifici di culto monumentali sono beni artistici e culturali, non occorre una professione di fede.
Le chiese del centro di Palermo sono capaci di stupire e destare l’ammirazione dei turisti che vi entrano anche solo per una breve vista panoramica; persone che parlano lingue diverse, provenienti da diverse parti dell’Europa e spesso di altri continenti, dove l’epoca barocca non ha inciso o non ha prodotto le meraviglie che si trovano a Palermo e che arricchiscono la città di un valore aggiunto non comune.
Sono anche spazi della res-pubblica perché diventano luoghi della vita sociale, quando scelti dai cittadini per eventi pubblici, benedire le proprie nozze, coltivare le tradizioni popolari, eminenti espressioni di cultura.

I padri filippini hanno edificato e custodiscono la chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella, distinguendosi da sempre per la cura del luogo di culto, dignitosamente ufficiato, attenti all’ordinaria tenuta interna e manutenzione esterna. L’Oratorio di Palermo vanta pure un corso storico che si sta riportando alla luce attraverso studi tra le fonti archivistiche, pubblicati su internet.

I predecessori investirono le proprie sostanze nella produzione di un patrimonio artistico che oggi non può essere considerato un peso perché improduttivo. L’amore per le cose di Dio unito al gusto del bello, produsse in epoca barocca quei beni artistici e culturali che caratterizzano la città di Palermo; un patrimonio costituito nel corso della storia che chiede oggi, se non di essere accresciuto, quanto meno conservato.
Il decorso del tempo si fa sentire sulle strutture materiali e le manutenzioni non sono cosa semplice.
Memori dei fatti storici che hanno dato inizio all’Italia unita, oggigiorno i religiosi conservatori di quelle chiese si adoperano, a proprie spese, per il mantenimento di monumenti appartenenti allo Stato.

Dalla direzione centrale del FEC (fondo edifici di culto) arrivano buone notizie di importanti restauri realizzati tra Roma, Firenze, Napoli, senza che a Palermo si sia ancora concretato niente.
Lo Stato che in Italia valorizza i beni artistici e culturali con tante iniziative, rispetto ai complessi del FEC non ha ancora compiuto adeguate scelte di politica economica. Senza monitoraggio dei beni, con ricognizioni fisiche e sopralluoghi, non c’è programmazione dei rifacimenti e si rilevano i danni solo dopo i crolli, andando avanti con interventi di somma urgenza che sono solo soluzioni tampone. Ci si potrebbe dilungare oltremodo per descrivere impianti elettrici fuori norma, infrastrutture corrose, infiltrazioni piovane, cedimenti, crepe e intonaci cadenti… Lo stato di tali chiese a Palermo è emblematico dei nodi che stanno venendo al pettine.
La salvaguardia di questi beni interpella gli enti pubblici preposti dalla legge al loro mantenimento, quanto più interroga la politica del Paese sul modo di promuovere i valori di civiltà connaturali alla cultura italica.

Corrado Sedda

(ringrazio pubblicamente Rev. Corrado Sedda d.O. della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Palermo per questo contenuto)

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